Lo scopo della sharia: il dominio globale

A woman is caned in the sharia-compliant province of Aceh in Indonesiafor spending time with a man who was not her husband (Photo: Ulet Ifansasti/Getty Images)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una donna è flagellata secondo le norme della sharia nella Provincia di Aceh, Indonesia per il delitto di stare con un uomo che non era il suo marito. (Immagine: Ulet Ifansasti/Getty Images)

Il mese scorso in America c’è stata una grande controversia quando Fox News, un telegiornale  “conservatore”, ha licenziato la giornalista Jeanine Pirro per aver messo in discussione la fedeltà americana della somalo-americana Ilhan Omar, che è stata eletta alla Camera statunitense, per il fatto di portare il hijab. Sostiene la Pirro: “Pensiamoci: Omar indossa un hijab che, secondo il Corano 33:59, dice alle donne di coprirsi in modo che non vengano molestate. La sua adesione a questa dottrina islamica è indicativa della sua adesione alla legge della Sharia, che di per sé è antitetica alla Costituzione degli Stati Uniti”. Inutile dire che Pirro ha toccato un argomento delicato — i musulmani che desiderano essere governati dalla sharia — che, ogni volta che un personaggio pubblico cerca di mettere in discussione o sottolineare i principi draconiani dell’Islam come dettati dalla sharia, comporta ripercussioni.

Il concetto di autogoverno sotto la legge della sharia da parte dei musulmani nella società occidentale è stato oggetto di controversie dall’inizio del millennio, specialmente alla luce dell’attacco al World Trade Center l’11 settembre 2001. I fautori della sharia in Occidente, sotto la quale molti musulmani cercano di risolvere gli affari personali — come il divorzio, la custodia dei figli e l’eredità — , affermano che è un esercizio della loro libertà di religione, un diritto umano.

Eppure, cos’è la sharia?

La sharia significa letteralmente la “via”. Storicamente articolata, è un termine breve per un corpo amorfo di sentenze, giudizi e opinioni legali, riuniti nel corso di molti secoli dopo la morte del profeta Maometto. È basata sul Corano e un numero copioso di hadith (i detti e atti di Maometto) sviluppati dai fuqaha (giuristi) le cui opinioni godono di un’autorità quasi assoluta sui fedeli.

Di regola, preclude lo sviluppo della ragione umana in quanto è considerata un’espressione della imperscrutabile volontà di Allah. È questa stessa supremazia a rendere sacro e permanente il concetto di disuguaglianza tra la comunità islamica e la comunità non islamica, tra musulmano e non musulmano, e tra uomo e donna.

Ci sono due punti deboli essenziali della sharia, a causa dei quali il corpo sociale islamico è stato assorbito dai capricci di quello politico: la sua autonomia e la sua incompletezza. Come codificazione, non dipende da alcun corpo ufficiale (statuale o clericale), e quindi non esiste alcuna concordanza universale sulla sua legislazione all’interno del corpo politico islamico.

La Sharia genera una zona parallela a una politica o autorevolezza che può essere elusa o manipolata da persone autorevoli. Si può quindi dire che contiene la legge, ma allo stesso tempo è composta da elementi e aspetti che non sono di per sé legge poiché escludono il giudizio.

Il problema di avere la sharia al fianco di un sistema legale occidentale è che questo alla fine porterà un crollo sistematico dell’autorità civile-costituzionale e governativa e della regolamentazione sui suoi cittadini.

Dobbiamo ricordare i sostenitori della sharia, come l’attivista americano-palestinese Linda Sarsour e il Council for American-Islamic Relations (Consiglio sulle relazioni islamo-americane = CAIR), non solo pretendono concessioni da parte dei capi di governo in merito alla sharia, ma piuttosto la loro piena e totale capitolazione, soprattutto dal momento che ritengono che tutti, indipendentemente dall’affiliazione religiosa, rientrino nella sua giurisdizione.

Come espresso dalla Dichiarazione del Cairo sui diritti umani nell’Islam (1990): “Allah … ha dato all’umanità una civiltà universale e ben bilanciata, in cui l’armonia [sotto la Sharia islamica] è stabilita tra qui e l’aldilà, la conoscenza è combinata con la fede e per soddisfare le aspettative di questa comunità per guidare tutta l’umanità, è confusa a causa di credenze e ideologie diverse e in conflitto e per fornire soluzioni per tutti i problemi cronici di questa civiltà materialistica”.

Gran parte della crociata pro-sharia o islamista in Occidente ha frenato la nostra libertà di parola, per la quale gruppi come il CAIR hanno ottenuto , con l’aiuto dei media, la capitolazione di politici — anche di uomini religiosi, in particolare la gerarchia cattolica, che ha permesso ai fautori della sharia di prendere posizioni di potere nella nostra società. Parte dell’epidemia è stata, come ha detto una volta il Segretario di Stato Mike Pompeo rispetto all’adesione pubblica alla legge islamica (sharia)ç “Questa minaccia all’America proviene da persone che credono profondamente che l’Islam sia la via e la luce e l’unica risposta”. Tale proliferazione religiosa non è la libertà di parola o di religione, ma una violazione di essa.

Abbiamo il dovere di difendere il nostro modo di vivere, che è basato sull’equità. Ciò significa che dobbiamo promuovere i nostri principi giudaico-cristiani: i comandamenti dati a noi da Dio attraverso Mosè devono essere osservati, come nostro Signore Gesù Cristo ci ha insegnato a viverli.