Il Corano è la parola di Dio? — Sembrerebbe il contrario

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Una delle ragioni per cui una persona ragionevole sconfesserebbe il Corano come un testo rivelato da Dio è che, nonostante i molti passaggi che parlano di bontà e clemenza, ci sono anche versetti che invocano la violenza, presentando Maometto come una figura militare in contrapposizione a un profeta. Questo è diverso dalla violenza raccontata nell’Antico Testamento, che è limitata a un contesto storico e all’interpretazione allegorica. Per dimostrare che il Corano non è la parola rivelata di Dio, è necessario capire perché i musulmani la considerano tale. Il Corano, che letteralmente significa “recitazione”, è il testo sacro e la guida principale per tutti i musulmani. Essi credono che contenga la parola letterale di Dio, che fu gradualmente rivelata da Allah al profeta Maometto per un periodo di ventitré anni (609-632 d.C.); quest’ultima è la ragione principale per cui i musulmani credono che il Corano sia da Dio (Allah).

Maometto, secondo l’insegnamento coranico, fu profetizzato nella Sacra Bibbia (sia l’Antico che il Nuovo Testamento) per portare alla luce la rivelazione finale di Allah: “Ricorda quando Isa [Gesù], figlio di Maryam, disse: << O figli d’Israele, io sono un messaggero di Allah inviato verso di te, confermando la Torah che è (mandata) davanti a me, e dandoti la buona novella di un messaggero che verrà dopo di me, il cui nome sarà Ahmad [il più elogiato: la radice di Maometto (Muhammad): ḥ-m-d]>>”. (Sura 61, 6) I musulmani si riferiscono spesso al Vangelo di Giovanni (15, 26-27) per sostenere questo: “Quando l’avvocato verrà, che io vi manderò dal Padre; lo Spirito di verità che esce dal Padre testimonierà di me. E devi anche testimoniare, perché sei stato con me sin dall’inizio”. L’associazione musulmana dell‘Avvocato a Maometto è ridicola e miope poiché Maometto non può procedere dal Padre. Gesù qui sta parlando ai suoi apostoli; la loro testimonianza portante è direttamente collegata alla venuta dell’Avvocato, cioè lo Spirito Santo, e quindi l’adempimento di questa promessa deve essere trovato in coloro a cui è stata fatta la promessa — non Maometto. Se la promessa di Gesù si riferisse a Maometto, fatto poi adempiuto sei secoli dopo, tutto ciò che disse il Signore agli Apostoli non sarebbe rilevante per loro.

I musulmani credono anche che Allah abbia promesso di tutelare il libro sacro da ogni possibile alterazione, revisione, cancellazione o redazione. Pertanto, mentre possono non essere d’accordo sul significato e l’importanza della rivelazione, c’è un ampio consenso sull’integrità e infallibilità del testo: “Non contemplano il Corano? Se fosse stato da altri oltre ad Allah, avrebbero sicuramente trovato molta discrepanza in ciò”. — Sura 4, 82

Nella Bibbia cristiana, per fare un paragone, lo scrittore umano del testo sacro scrive sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, che in sostanza lo rende un coautore di Dio. Ciò è evidente in alcuni titoli di entrambi i Testamenti: il Libro di Giobbe, il Vangelo secondo Marco, l’Epistola di Giacomo, ecc. Nell’Islam, però, il Corano non è co-scritto da nessuno; piuttosto, è munzal, sempre stato presente con Allah e disceso a Maometto; è una trascrizione letterale delle parole di Allah: “L’abbiamo rivelata nella Notte del Potere [al-Qadar = gloria]. Ah, cosa ti trasmetterà ciò che è la Notte del Potere! La notte del potere è meglio di mille mesi. Gli angeli e lo Spirito discendono in esso, con il permesso del loro Signore, con tutti i decreti”. — Sura 97, 1-4

Ogni singola parola, ogni singola lettera del Corano, rimane esattamente come fu resa nota da Allah a Maometto fino ai giorni nostri. Il Corano è l’espressione immutabile ed eterna di Allah. Pertanto, poiché i musulmani sostengono che il Corano è stato inviato da Allah, non c’è la minima possibilità di alcuna interpretazione critica o storica, nemmeno per quegli elementi che sono indiscutibilmente legati alle tradizioni di uno specifico periodo storico e cultura. Allo stesso tempo, è difficile prendere il Corano come un libro storico, in parte perché i detti attribuiti dal Profeta sono stati raccolti da molti dei suoi compagni — gli scribi responsabili della registrazione delle rivelazioni poco dopo la sua morte. Dal momento che questi codici sono stati memorizzati per la prima volta prima di essere screditati, naturalmente non ci sono state discrepanze. Di conseguenza, intorno al 653 d.C., il califfo Uthman distrusse le copie coraniche esistenti durante il suo tempo e commissionò una versione standard e universale (nota anche come Codex di Uthman), che è generalmente considerata l’archetipo del Corano conosciuto oggi:

Quindi Uthman mandò un messaggio ad Hafsa dicendo: <<Mandaci i manoscritti del Corano in modo che possiamo compilare il materiale coranico in copie perfette e restituire i manoscritti a te>>. Hafsa lo mandò a Uthman. Uthman ordinò quindi Zaid Ibn Thabit, Abdullah bin Azubair, Said bin Al-As e Abdur Rahman bin Harith bin Hisham di riscrivere i manoscritti in copie perfette … Uthman mandò in ogni provincia musulmana una copia di ciò che avevano copiato e ordinò che tutto gli altri materiali coranici, scritti in manoscritti frammentari o copie intere, sono bruciati. — Sahih al-Bukhari, libro 61, hadith 510

Un’altra sfida alla precisione del Corano è che c’è un frammento di informazioni preoccupante in quello stesso Muhammad, nonostante sia la persona che ha avuto accesso diretto alla rivelazione di Allah; lui ha ammesso di dimenticare alcune delle narrazioni: “A’isha ha riferito che l’Apostolo di Allah aveva ascoltato la recita del Corano da un uomo nella moschea: <<Che Allah abbia misericordia di lui; ricordami il verso che avevo fatto dimenticare>>”. — Sahih Muslim, libro 4, hadith 1721

Secondo la tradizione, una persona, Zaid Ibn Thabit, lo scriba del Profeta, ha dovuto memorizzare l’intero Corano prima di intraprendere con apprensione il compito di compilare il libro sacro islamico. In realtà, aveva dovuto localizzare i dati del Corano e raccoglierlo da pergamene, scapole, foglie di palme da dattero e dai ricordi degli uomini. Se non ha memorizzato l’intera opera, come è evidente, ha dovuto affidarsi a qualcun altro che potesse recitarglieli, il che significa che c’erano varianti di esso. Anzì, Uthman ha riconosciuto che ci sarebbero contraddizioni nel suo codice basato sul dialetto originale del Corano: “Uthman disse ai tre uomini di Qurayshi, <<Nel caso in cui non sei d’accordo con Zaid bin Thabit su qualsiasi punto del Corano, allora scrivilo nel dialetto dei Quraysh, il Corano è stato rivelato nella loro lingua>>”. — Sahih al-Bukhari, Libro 61, hadith 51

Io sono un cristiano e professo che la Sacra Scrittura, come ci dice la Chiesa, è la parola di Dio; in modo più specifico, i vangeli rivelano la pienezza della rivelazione di Dio con il nostro Signore Gesù Cristo. Il fatto che Maometto non sia il messaggero finale di Dio, a differenza di quanto sostenuto dai musulmani ossia che la sua venuta era stata rivelata nella Sacra Scrittura, dovrebbe essere sufficiente a dimostrare che il Corano non è un libro divinamente rivelato. Se questo non è sufficiente, i versetti imperfetti e difettosi del Corano, oltre all’ordine di uccidere, saccheggiare, ecc, dovrebbero essere convincenti.