Le parole della Statua della Libertà, ancora ci dice qualcosa? – Il dilemma Islamico

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Immigranti arrivando negli Stati Uniti d’America attraverso il porto di New York

Quando gli immigrati arrivarono negli Stati Uniti d’America attraverso il porto di New York tra la seconda metà del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, essi furono accolti dalla Statua della Libertà con le parole che rappresentano lo spirito americano: “Dammi i tuoi stanchi, i tuoi poveri, le tue masse rannicchiate che desiderano respirare liberamente”. Oggi, però, l’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti dei nuovi arrivati ​​è cambiato. Il popolo americano, così come gli europei, hanno mostrato una crescente preoccupazione per l’evidente metamorfosi della natura e del tipo di immigrazione, che considerano una minaccia alle loro identità nazionali. La loro posizione non è contro gli stranieri che conservano alcune delle loro tradizioni culturali o religiose, ma piuttosto per la mentalità anticonformista vista da molti immigrati islamici.

Il giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, Louis D. Brandeis, figlio di immigrati ebrei, nel suo discorso del 1915 True Americanism (Il vero americanismo) affermava che gli immigrati che cercavano una casa in America dovevano fare molto di più che imparare la lingua inglese e  avere buone abitudine. Sosteneva che “devono essere portati in completa armonia con i nostri ideali e aspirazioni e collaborare con noi per il loro conseguimento”. L’afflusso di islamisti, come occidentali temiamo, rischia di rimodellare la composizione etnica e religiosa dei nostri stati-nazione, la nostra democrazia, cioè la tradizione capitalista ed i nostri valori sociali.

Questa preoccupazione è stata acuita dal fatto che molti immigrati musulmani hanno coltivato una società autonoma basata sulla sharia nella nostra patria, come a Dearborn, nel Michigan (Usa), dove l’animosità verso i cristiani è stata costante e talvolta violenta. Lo vediamo anche con gli hotel “Muslim friendly” in luoghi di rilievo come a Firenze, le pattuglie della sharia nelle città tedesche e le corti della sharia in Inghilterra — a Londra, ci sono almeno 100 tribunali della sharia che sono paralleli al sistema legale stabilito, con i quali i musulmani sono liberi di sconfessare leggi e regolamenti civili nel settore privato. In questo senso, l’islam si è dimostrato straordinariamente resistente ai tentativi persistenti di relegarlo nella sfera privata.

Certo, ci sono molti musulmani che cercano di fuggire dalle regole draconiane della sharia nei loro paesi nativi con la speranza di creare una vita nuova e dignitosa. Questo è un obbligo che è loro dovuto. Allo stesso tempo, altri musulmani emigrano a causa della dottrina della hijra (modellata sulla migrazione di Maometto a Medina dalla Mecca nel 622). Come costretti dagli islamisti, compresi gli imam estremisti e gli attivisti, sentono che è il loro dovere di lasciare (o sono obbligati a lasciare) la loro patria per diffondere il regno di Allah.

Ciò che affrontiamo ora è una situazione nell’Occidente che era stata prevista dal presidente algerino Houari Boumendienne nel 1974. In un discorso alle Nazioni Unite, dichiarò: “Un giorno, milioni di uomini lasceranno l’emisfero australe per andare nell’emisfero nord. E loro non andranno lì come amici. Perché loro andranno là per conquistarlo. E lo conquisteranno con i loro figli. I grembi delle nostre donne ci daranno la vittoria.”

Ricordiamoci che una nazione ha il diritto e il dovere di proteggere i suoi confini. Eppure, mentre le paure degli americani e degli europei sono valide, la politica delle frontiere chiuse non ha risolto il fenomeno islamista, che alla fine è dottrinale. Purtroppo, a causa della correttezza politica nella nostra cultura, principalmente istigata dai politici di sinistra e dai filantropi come George Soros che cercano la fine della civiltà occidentale, non si può neppure affrontare razionalmente il dilemma islamista, per timore di essere accusati di islamofobi.

Non dovremmo quindi sorprenderci quando gli islamici in Occidente si rifiutano collettivamente di assimilarsi, né dovremmo essere spaventati che inavvertitamente, almeno, ci stiamo adattando alle loro richieste. I padri fondatori americani, nonostante le loro imperfezioni, ci hanno dato—inclusi noi in Europa siccome quel sistema governativo è stato adattato in quasi tutto il mondo libero—più di una voce davanti al governo: abbiamo il diritto di eleggere funzionari governativi che dobbiamo ritenere responsabili, cioè la responsabilità di salvaguardare e promuovere la nostra libertà di fronte a un aggressore maligno. Sì, come disse una volta il protagonista della Rivoluzione Americana Thomas Paine: “Questi tempi provano le anime degli uomini”. Non lasciamoci sconcertare dall’opposizione, piuttosto, con l’aiuto di Dio Onnipotente, dobbiamo essere motivati ​​a tutelare e promuovere la nostra libertà non solo per noi stessi, ma per i figli dei nostri figli.