Il divieto di uccidere persone innocenti nell’islam: un malinteso

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Un tempo fa, parlavo con un cattolico e lui mi disse: “È tempo che I cattolici promuovano che l’Islam è pace, diversamente dai suoi critici, i suoi insegnamenti difendono la vita innocente”. Naturalmente ho risposto: “Con tutto rispetto”, gli ho risposto, “non concordo”. Poi mi aveva mostrato dal suo smartphone un link dell’Imam Feisal Abdul Rauf — un musulmano che aveva proposto ai capi di governo a New York di costruire una moschea a Ground Zero le torre sono cadute l’11 settembre. In esso, Rauf sosteneva che l’Islam era contro l’uccisione di persone innocenti e che la vera battaglia non era tra musulmani e non musulmani, ma contro moderati ed estremisti di fedi diverse.

Molti studiosi musulmani e altri apologisti che sostengono che l’omicidio di persone innocenti commesse da jihadisti in nome dell’Islam non è mai stato ordinato dal Profeta presenti questo versetto coranico: “Se qualcuno uccide [uccide] una persona, sarebbe come se avesse ucciso tutto il popolo, e se qualcuno salvasse una vita, sarebbe come se avesse salvato la vita di tutto il popolo”. Ciò che è fuorviante è che questo versetto, come presentato, non esiste da nessuna parte nel Corano. È, invece, una versione distorta del versetto 32 della quinta sura, che afferma: “Per quella causa, abbiamo decretato sui Figli di Israele che chiunque uccide un’anima a meno che non sia per un’anima o per la corruzione [fatta] nel paese; è come se avesse interamente ucciso l’umanità. E chi ne salva uno; è come se avesse salvato completamente l’umanità. E i nostri messaggeri si erano certamente rivolti a loro con prove chiare”. A proposito, chiunque abbia scritto questo segmento nel Corano ottenne le parole direttamente dal giudaismo, in particolare il Sinedrio di Mishna (c.190-230 d.C.).

L’ordinanza è in riferimento, come nei precedenti versetti, all’uccisione di Abele da parte del fratello Caino. Il versetto 32, che inizia “per quella causa” (ragione), che significa “per la ragione che Caino uccise Abele”, è seguito dal decreto dato ai “figli di Israele”, (cioè gli ebrei) che, secondo i musulmani, ha ricevuto una precedente serie di Scritture. In pratica, questo è applicato ai musulmani che, come i nuovi prescelti, non dovrebbero uccidere altri musulmani. Il versetto inoltre sancisce l’uccisione come un atto di vendetta contro coloro che uccidono o provocano disarmonia nell’umma (la comunità islamica). Sulla base dei due versetti che seguono (33-34), ciò che appare in superficie per essere un messaggio pacifico è in realtà un avvertimento:

La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso, eccetto quelli che si pentono prima di cadere nelle vostre mani. Sappiate, Allah è perdonatore, misericordioso.

Lo storico ed esegeta del quattordicesimo secolo, Ibn Kathir, conferma questa posizione. Riferendosi al primo commentatore Sayid Ibn Jubayr (che visse ai tempi del profeta Maometto e che era un compagno di Aisha): “Chi si permette di versare il sangue di un musulmano, è come chi permette di versare il sangue di tutte le persone. Colui che proibisce di versare il sangue di un musulmano, è come chi proibisce il sangue di tutte le persone”.

Gli studiosi islamici Muhammad Ibn Jarīr al-Ṭabari (839 – 923) e Abu Abdullah al-Qurtubi (1214—1273) affermano entrambi che il significato inteso del versetto 32 si riferisce all’uccisione di un’anima di particolare importanza spirituale, come un profeta o un “imam” o deriva dal punto di vista dell’individuo ucciso. È abbastanza evidente che lo pseudo-verso 32 presentato dagli apologisti è fuorviante perché non è solo fuori dal contesto, ma è deliberatamente abbreviato per ingannare chi non ha familiarità con il Corano (per non parlare degli hadith che incoraggiano la violenza). Il versetto nella sua interezza implica che quando qualcuno incita alla sedizione o commette un omicidio, ucciderlo è giustificato. Agli occhi dei musulmani, tutti i non musulmani che non si sottomettono agli insegnamenti di Allah, come essi devono fare secondo le proclamazioni dal Profeta stanno “diffondendo la corruzione”. Sono considerati fuori dall’ovile e non innocenti (cioè una minaccia per la comunità) e quindi possono essere visti come nemici dell’Islam, per cui possono diventare obiettivi legittimi per essere uccisi: “E quando il tuo Signore ispirò agli angeli: <<Invero sono con voi: rafforzate coloro che credono. Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi>>”! (Sura 8, 12) Questo, tuttavia, non si applica ai musulmani, per aver ucciso un altro (innocente). Il musulmano sarebbe sinonimo di uccidere tutta l’umanità.

Certo, ci sono dei musulmani che sono contrari all’uccisione di persone innocenti e si oppongono alle norme vessatorie della sharia. Ma l’islam insegna altro. I non musulmani che sono visti come nemici di Allah, compresi coloro che sono visti come “progressisti” dai cosiddetti intransigenti, devono essere uccisi. Quei non musulmani, considerati kafir (gli infedeli) dovevano pagare la jizya (una tassa) se lui manteneva la sua fede. Se non l’ha aveva pagato, doveva essere ucciso:

Combatti nel nome di Allah e sulla via di Allah. Lotta contro coloro che non credono in Allah. Fai una guerra santa … Quando incontri i tuoi nemici politeisti, invitali a tre linee d’azione … Se rifiutano di migrare, dì loro che avranno lo status di Musulmani beduini e saranno sottoposti ai Comandi di Allah come gli altri musulmani, ma non otterranno alcuna quota dal bottino di guerra o non quando combattono effettivamente con i musulmani (contro i miscredenti). Se rifiutano di accettare l’Islam, chiedono loro la jizya (le tasse). Se accettano di pagare, accettalo da loro e mantieni le mani. Se si rifiutano di pagare la tassa, cerca l’aiuto di Allah e combatterli. —Sahih Muslim, Book 19, hadith 4294 

Ma quelle persone innocenti che sono viste come nemici di Allah, compresi i musulmani considerati “progressisti” dai cosiddetti intransigenti, che devono essere amalzati? Il problema non è tra moderati ed estremisti di fede diversi, come ha suggerito Feisal Abdul Rauf — hai mai pensato alla tua sicurezza con un estremista buddista che si proclama pacifico? Oserei dire, NO! Questo perché c’è un problema con la dottrina coranica.

N.B. Le fonti per questo articolo si possono trovare nel libro Islam: Religion of Peace? — The Violation of Natural Rights and Western Cover-Up.